Premio Federica Menabue: raccolti 95 elaborati e premiate 4 vincitrici

Ieri, mercoledì 30 settembre, si è tenuta presso la Sala degli Specchi del Teatro Valli di Reggio Emilia la premiazione della prima edizione del Premio di Studio “Federica Menabue”, promosso dalla Provincia di Reggio Emilia insieme alla famiglia Menabue–Serri e a Nondasola ETS. Di seguito condividiamo il comunicato stampa a cura di Giacomo Iotti della Provincia di Reggio Emilia.

Nella Sala degli Specchi del Teatro Municipale Valli la cerimonia nel terzo anniversario della scomparsa dell’insegnante reggiana. La mattinata è diventata anche occasione di confronto con le ragazze e i ragazzi su solitudine, richiesta di aiuto e salute mentale. Il Premio sarà biennale: nel prossimo anno gli elaborati saranno restituiti e valorizzati pubblicamente.

Novantacinque elaborati, linguaggi diversi, decine di ragazze e ragazzi chiamati a confrontarsi con parità di genere, rispetto, libertà e contrasto alla violenza sulle donne. Si è conclusa questa mattina al Teatro Municipale Valli la prima edizione del Premio di Studio “Federica Menabue”, promosso dalla Provincia di Reggio Emilia insieme alla famiglia Menabue–Serri e a Nondasola ETS, alla presenza dei familiari di Federica.

Una data scelta non casualmente: oggi ricorre il terzo anniversario della scomparsa di Federica Menabue, insegnante reggiana, volontaria di Nondasola e profondamente impegnata nel mondo della scuola, nella promozione dei diritti delle donne, delle pari opportunità e della cultura della non violenza.

Il Premio, presentato nel settembre 2025 e rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della provincia, chiedeva di lavorare attraverso la scrittura, la pittura, la grafica, l’audiovisivo e altri linguaggi creativi sui temi delle figure femminili nella letteratura, della cultura del rispetto nelle relazioni tra i generi e del contrasto alla violenza maschile sulle donne.

La risposta delle scuole è andata ben oltre le aspettative: 95 gli elaborati arrivati alla Provincia, un numero che nei mesi scorsi aveva portato a posticipare la premiazione inizialmente prevista in primavera, per consentire alla commissione un lavoro di valutazione attento. Quel rinvio ha finito per ricondurre naturalmente la conclusione del percorso proprio al 30 settembre, dando alla giornata un significato ancora più forte: ricordare Federica non soltanto attraverso le parole, ma attraverso ciò che ragazze e ragazzi hanno pensato, scritto, dipinto, progettato e raccontato.

La commissione giudicante, istituita formalmente dalla Provincia di Reggio Emilia, è stata composta dal presidente della Provincia Giorgio Zanni, dalla consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità Claudia Martinelli, dall’ingegnere Federico Serri e da Emilio Menabue in rappresentanza della famiglia Menabue–Serri, da Alessandra Campani per Nondasola ETS, da Alice Sola in rappresentanza della Consulta provinciale degli studenti e dalla professoressa Francesca Genitoni in rappresentanza del corpo docente. Nel corso della prima riunione Federico Serri è stato eletto presidente della commissione. I componenti della commissione, insieme alla vicepresidente della Provincia con delega alla Scuola Francesca Bedogni, hanno poi preso parte al panel che nel corso della mattinata ha dialogato direttamente con le ragazze e i ragazzi presenti.

Una premiazione diventata confronto

La mattinata non si è limitata alla consegna dei riconoscimenti. Fin dall’inizio studentesse e studenti sono stati coinvolti direttamente, anche attraverso una word cloud costruita in tempo reale intorno ai temi del Premio: rispetto e libertà sono state le parole emerse con maggiore forza, insieme a sorellanza, coraggio, fiducia, indipendenza, empatia, uguaglianza, prevenzione, speranza e futuro.

Poi dalla platea è arrivata la domanda di Antonio, uno degli studenti presenti, rivolta alla commissione giudicante: «Per voi cosa significa essere da soli?». Una domanda semplice e diretta che ha aperto uno spazio di confronto non previsto, trasformando per alcuni minuti la cerimonia in un dialogo aperto tra ragazze e ragazzi, istituzioni, insegnanti e rappresentanti di Nondasola.

Si è parlato della differenza tra solitudine e isolamento, della capacità di ascoltarsi, del bisogno di trovare adulti di cui fidarsi, della possibilità di chiedere aiuto e della necessità di superare lo stigma che ancora accompagna il disagio psicologico e il ricorso a un sostegno professionale. Un confronto che ha allargato i temi del Premio alla salute mentale, alle fragilità e alla capacità di dare un nome a ciò che si prova, mantenendo al centro l’idea di una comunità capace di non lasciare sole le persone.

Il presidente della Provincia Giorgio Zanni, intervenendo nel confronto, ha richiamato proprio la necessità di riconoscere e di saper chiamare anche il malessere psicologico con il proprio nome: così come ci si prende cura di un dolore fisico, anche di fronte a una sofferenza interiore deve essere possibile chiedere aiuto senza paura e stigmatizzazioni. «Se non riconosciamo o non chiamiamo le cose col proprio nome, rischiamo di non riuscire nemmeno a prenderci cura delle nostre fragilità», ha sottolineato dialogando con i ragazzi presenti, riconoscendo loro una maggiore capacità di mettere in discussione proprio gli stigmi e i pregiudizi del passato.

Le quattro premiate

A rendere ancora più familiare e simbolico il momento della premiazione è stata Kamla Serri, figlia di Federica Menabue e Federico Serri, che ha accompagnato la consegna dei riconoscimenti offrendo un mazzo di fiori alle premiate presenti.

Il primo premio per la sezione elaborati scritti, del valore di 1.000 euro, è stato assegnato a Francesca Clelia Albanese per “L’inchiostro è rivoluzione”. La commissione ne ha riconosciuto la particolare originalità e coerenza, la capacità comunicativa e l’autenticità dello sguardo. Attraverso un percorso sul ruolo della donna nella storia, il testo fa emergere sogni, aspirazioni e desiderio di scrittura, interpretata non soltanto come forma creativa ma come strumento per dare voce al proprio mondo interiore. Durante la premiazione Albanese ha raccontato di essere partita da un libro dedicato alle storie di grandi donne che hanno lasciato un segno nella storia, scegliendo di raccoglierne e rielaborarne l’ispirazione.

La menzione d’onore per gli elaborati scritti, del valore di 300 euro, è andata a Emma Zanella per “Il silenzio che arriva, resta, poi va”. Il racconto affronta con realismo e sensibilità il tema della violenza attraverso una prospettiva coraggiosa e meno raccontata: quella di chi la vive “con gli occhi di figlio”. La commissione ha sottolineato la capacità del testo di diventare anche strumento di conoscenza e identificazione, aiutando a riconoscere e dare un nome alla violenza. Zanella ha spiegato di aver voluto guardare oltre i numeri dei femminicidi, portando l’attenzione anche sulle famiglie, sui figli e su chi rimane dopo una violenza estrema.

Il primo premio per la sezione grafica e multimediale, del valore di 1.000 euro, è stato assegnato a Liu Xinhui per un’opera a olio su tela che rappresenta la donna come simbolo di una forza contemporanea. Corpo e armatura dialogano in un equilibrio tra protezione e vulnerabilità, forza e sensibilità. La commissione ha premiato la cura dei dettagli, l’armonia della composizione, la qualità della realizzazione artistica e la capacità di trasmettere un messaggio chiaro contro l’indifferenza di fronte alla violenza sulle donne.

La menzione d’onore per la sezione grafica e multimediale, del valore di 300 euro, è stata attribuita a Emma Messina, autrice del progetto di un corsetto con gerbere rosse. Un oggetto storicamente legato anche alla costrizione del corpo femminile viene reinterpretato come una corazza e poi trasformato in simbolo di rinascita. Il progetto richiama inoltre il kintsugi, l’arte giapponese che valorizza le fratture ricomponendole: le ferite diventano così parte di una storia che può essere ricostruita e trasformata. Messina ha raccontato di essere partita proprio dalla ricerca di una “corazza” che accompagnasse la storia delle donne, arrivando poi a unire il corsetto al linguaggio simbolico del kintsugi.

Zanni: «Il Premio deve camminare sulle gambe dei ragazzi»

«Noi abbiamo messo una cornice, ma siete stati voi a riempirla di contenuto e di profondità», ha detto il presidente della Provincia Giorgio Zanni rivolgendosi alle studentesse e agli studenti. «Prendete quel seme che Federica ha lasciato, reinterpretatelo, stravolgetelo, rendetelo attuale rispetto ai cambiamenti del mondo. Il Premio deve camminare sulle gambe non nostre, non degli adulti, ma dei ragazzi, che devono poter disegnare un percorso nuovo, il loro e quello delle nostre comunità». Zanni ha ringraziato la famiglia Menabue–Serri, Nondasola, la commissione, le scuole e soprattutto i partecipanti, ricordando come proprio l’adesione al Premio abbia dato sostanza a un progetto nato dalla volontà di trasformare una memoria personale in una responsabilità collettiva.

Per Federico Serri, marito di Federica e presidente della commissione giudicante, il risultato della prima edizione sta innanzitutto nella risposta dei giovani: «Questo Premio ha successo perché voi siete qua, perché avete popolato questo progetto, avete provato a distruggere degli stereotipi, avete messo dei contenuti e soprattutto vi siete messi in gioco, mandando un messaggio a noi adulti e a tutta una comunità». Serri ha ricordato anche l’origine del percorso, nato da un primo incontro con il presidente Zanni nel quale un’idea ancora da costruire trovò immediatamente la disponibilità della Provincia, per poi crescere «mattoncino dopo mattoncino» insieme a Nondasola e a tutti i soggetti coinvolti.

Alessandra Campani, socia fondatrice di Nondasola ETS, ha richiamato il legame profondo tra il lavoro quotidiano dell’associazione e il mondo della scuola. «La prevenzione della violenza sulle donne non è solo affare della legge: è anche affare della legge, ma prima di tutto è affare dell’educazione». Da qui, ha spiegato, la necessità di tenere insieme l’accoglienza delle donne che vivono situazioni di violenza e il lavoro con ragazze e ragazzi, perché rispetto e reciprocità si costruiscono prima di tutto nelle relazioni e nei percorsi educativi.

La consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità Claudia Martinelli ha sottolineato il valore della scelta di partecipare: «Oggi avete deciso di mettervi in gioco, di riflettere su argomenti che possono realmente cambiare la nostra società. E credo che questa sia una delle cose più importanti per una comunità». «Con voi – ha aggiunto – abbiamo messo le mani in pasta»: non soltanto convegni o parole sulle pari opportunità, quindi, ma un lavoro concreto costruito attraverso ciò che gli studenti hanno scelto di produrre e condividere.

Per la vicepresidente della Provincia con delega alla Scuola Francesca Bedogni, il confronto nato spontaneamente durante la mattinata ha richiamato una dimensione essenziale della comunità educativa. «Quando smettiamo di sentire il dolore dell’altro, la sofferenza dell’altro, il bisogno dell’altro, apparentemente questo potrebbe farci sentire forti o invulnerabili; in realtà ci rende soli. Lavorare sul benessere a scuola oggi è fondamentale: sul benessere delle ragazze e dei ragazzi, ma anche su quello degli adulti che ogni giorno vivono e costruiscono la scuola». Una scuola capace di prendersi cura delle persone, ha sottolineato Bedogni, è una scuola in cui l’ascolto, le relazioni e la capacità di intercettare le fragilità diventano parte integrante del percorso educativo, perché anche gli adulti devono poter contare su una comunità che li sostiene nel loro ruolo.

A portare il saluto del mondo scolastico è stato anche Daniele Cottafavi, dirigente dell’Ufficio XI – Ambito territoriale di Reggio Emilia dell’Ufficio scolastico regionale. «La scuola, la vita, la società, i Comuni, le Province sono luoghi di comunità. Non da soli si affronta il dolore, non da soli si affronta la fatica, non da soli si affronta la vita». L’invito rivolto agli studenti è stato quello di costruire scuole e comunità nelle quali prendersi cura gli uni degli altri e nelle quali, anche di fronte alle disparità di genere, nessuna e nessuno debba sentirsi isolato.

La premiazione di oggi non chiude il percorso. La commissione e i promotori hanno infatti scelto di dare al Premio Federica Menabue una cadenza biennale. Il prossimo anno sarà dedicato alla restituzione e alla valorizzazione dei lavori arrivati alla Provincia: gli elaborati potranno essere esposti, raccontati e utilizzati nell’ambito delle iniziative pubbliche sui temi della parità e della non violenza, anche in occasione di appuntamenti come il 25 novembre e l’8 marzo.

Perché i quattro riconoscimenti assegnati oggi individuano le opere premiate, ma i 95 elaborati raccolti rappresentano nel loro insieme il patrimonio lasciato da questa prima edizione: parole, immagini e idee attraverso cui la memoria di Federica continua a incontrare e interrogare nuove generazioni.

Clicca qui per consultare il comunicato.

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