Siamo in pericolo: il comunicato stampa di Nondasola

Pubblichiamo il comunicato stampa che Nondasola ha inviato alla stampa locale a proposito del dissenso nel testo sulla riforma del reato di violenza sessuale.

È da un po’ che cerchiamo di lanciare l’allarme: noi donne siamo in pericolo. 
Donne in carriera, donne che si dedicano interamente alla famiglia, donne risolute, donne fragili, donne che si ribellano, donne che amano uscire, donne che non si ribellano, donne intelligenti,  donne che amano stare in casa, donne giovani, donne che amano ballare, donne anziane, donne che si allontanano, donne che restano, donne realizzate. La cronaca quotidiana dei femminicidi dimostra che a tutte può capitare di essere ammazzate. Non dipende da chi sei, da come ti comporti, da quello che fai.
Noi donne siamo  in pericolo. A dircelo è anche un cambio di parola da consenso si retrocede a dissenso il che vuole dire - a proposito del testo sulla violenza sessuale in commissione Senato - scaricare sulle donne l’obbligo di provare quanto si sono opposte alla violenza. È uno stravolgimento perché sottende l'idea che la donna sia sempre consenziente e, se non lo è, è sua responsabilità dimostrarlo. Nella versione che voleva migliorare l’articolo 609 bis del codice penale, e che è stata stralciata ad opera della senatrice Buongiorno, per la prima volta veniva introdotto il concetto di consenso esplicito, libero e attuale e il peso specifico di queste parole permette di distinguere con certezza quando un atto sessuale è violenza. 
Con questa modifica l’Italia avrebbe finalmente colmato un gap legale con gli altri paesi europei, e mettendo nero su bianco un concetto sempre più diffuso culturalmente, grazie all’instancabile lavoro dei movimenti femministi, e sempre più spesso fatto proprio anche nelle sentenze nei tribunali. 
Niente da fare. In assenza di un confronto serio e approfondito tra giuriste, forze politiche e associazioni femministe, qualsiasi modifica non poteva che produrre un testo peggiorativo.
Siamo tornate indietro, alla necessità di esprimere esplicito dissenso se vogliamo che una violenza sia riconosciuta come violenza. Un dissenso che non solo può essere fisicamente impossibile esprimere (per esempio se la vittima è incosciente) ma anche, ce lo raccontano tante sopravvissute a violenza sessuale che si rivolgono al nostro Centro Antiviolenza, restare inespresso, perché la priorità di una vittima di violenza sessuale è, appunto, sopravvivere.
La letteratura in materia ci parla ormai da decenni del possibile meccanismo di ‘freezing’ nell’attesa che la violenza finisca la donna si paralizza perché “In quel momento pensi solo che potresti morire” (Franca Rame, Monologo).
Per sapere per certo che non c’è violenza, dovrebbe esserci gioia. Nel 2026 non dovremmo essere pronti a dirci che entrambe le persone coinvolte in un rapporto sessuale dovrebbero essere desiderose di farlo, e di notare se l’altra persona per caso non lo è, e in questo caso, fermarsi?
Ormai è sempre più evidente una lettura della violenza che ci porta indietro di decenni. Che da questione pubblica e politica la derubrica al solo fatto privato. Che nega l’esistenza della cultura dello stupro in cui viviamo immersi- soprattutto, immerse. Per questo il 25 novembre scorso Di.Re, l’associazione che raccoglie le realtà che gestiscono Centri Antiviolenza in Italia, ha lanciato un Manifesto Femminista e Transfemminista per invertire questa tendenza e noi di Nondasola ne abbiamo iniziato a parlare con la cittadinanza il 15 gennaio.
Prossimo appuntamento martedì 3 febbraio alle 19,00 a Binario49.

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Giovedì 12 febbraio | “Le parole quando si svegliano: contro la violenza”, con Giulia Paganelli, ore 15:30, Binario49

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