Articoli d'interesse

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"Ti ho dedicato tutta la mia vita. Ti amo." Sul femminicidio di Ragusa.

Segnaliamo un articolo apparso sulla rivista web Noidonne.org che riflette sul gesto di un marito, Simone Cosentino, che, il 29 aprile scorso, ha ucciso a Marina di Ragusa la moglie Alice, dichiarando poco prima sui social il suo grande amore per lei e, allo stesso tempo, lasciando che fossero le due figlie piccole a trovare il corpo della madre senza vita. 

Leggi l'articolo. 

Verso lo sciopero globale del #lottomarzo 2019

Si avvicina la mobilitazione globale #verso lotto marzo promossa dal movimento femminista Non Una di Meno, a cui anche la rete nazionale dei centri antiviolenza aderisce. 

Leggi qui il comunicato stampa di lancio dello sciopero. 

Segnaliamo poi un interessante articolo della femminista Lea Melandri che propone interrogativi e riflessioni su cosa intendiamo per “fare politica” e, in particolare, su come affrontare lo sciopero dell’8 marzo, “una giornata senza di noi”. Leggi qui. 

Un tema dello sciopero sarà il Ddl Pillon, disegno di legge con cui il Governo cerca di ri-affermare una concezione tradizionale e patriarcale di famiglia, lesiva dei diritti delle donne e in aperto contrasto con la Convenzione di Istanbul. A tal proposito segnaliamo un articolo di Luisa Betti, leggi qui

 

Il ddl Pillon e la sindrome di alienazione parentale (PAS)

Segnaliamo un articolo comparso su Noidonne che mette in luce la pericolosità della teoria relativa alla Pas (sindrome di alienazione parentale), su cui si fondano alcuni degli articoli contenuti nel Ddl Pillon in discussione al Senato.

Una teoria che non ha mai ricevuto validità scientifica e che assume che il rifiuto da parte di un/a figlio/a ad incontrare un genitore (solitamente il padre) sia causato dalla volontà dell'altro genitore (solitamente la madre) di screditarlo. Mentre nella maggioranza dei casi, il motivo è la paura per la violenza subita dalla madre e assistita dai figli/e.

Leggi l'articolo.  

"Codice Rosso", una misura legislativa contraddittoria

Approvato il 28 novembre scorso dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge «Codice Rosso» a firma della Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno, e del ministro della Giustizia Bonafede. Un provvedimento che modifica il Codice di procedura penale in cinque punti, basandosi sul riconoscimento dell'urgenza nella trattazione dei reati di violenza subiti dalle donne e prevedendo quindi 'iter' accellerati per forze di polizia e procure.

In linea di principio un atto opportuno, se non fosse per l'orientamento di un Governo che, in materia di diritti e libertà delle donne, si sta muovendo in tutt'altra direzione. 

Leggi l'articolo sul Manifesto di Shendi Veli e il comunicato stampa di D.i.Re.  

Segnaliamo anche l'analisi di Guido Viale sul Manifesto sul contesto politico e sociale che ancora oggi resta dominato da rapporti di potere a svantaggio delle donne, ma forse qualcosa si sta 'agitando'...

 

 

Arrivederci Bia

E' morta il 15 ottobre – a pochi giorni dal suo 69esimo compleanno – Bianca Maria Sarasini, solo ‘Bia’ per gli amici e, soprattutto, per i suoi lettori e lettrici. Nota soprattutto per l’impegno femminista, Bia è stata, nel 1970, tra i fondatori del Manifesto, dal 2009 al 2011 presidentessa della Società italiana delle Letterate, nonché direttrice del settimanale online Letterate Magazine. Ultima direttrice di Noi Donne, dal 1990 al 1994, e poi 10 anni al servizio di Radiotre. L’impegno alla causa femminista era chiaro anche fuori dalle pagine dei giornali, nelle imprese con la Casa Internazionale delle donne e l’organizzazione del Centro Culturale Virginia Woolf. 

Segnaliamo il ricordo commosso di Norma Rangeri sul Manifesto (clicca qui). 

Nadia Murad: il volto femminile del premio Nobel per la pace 2018

Quest'anno il premio Nobel per la Pace ha riconosciuto la forza, il coraggio e l'impegno politico di una giovanissima donna, Nadia Murad, la 'fenice guerriera'. Attivista irachena (Premio Sakharov nel 2016), venticinquenne di etnia yazida, nel 2014 è stata resa schiava sessuale dallo Stato islamico, dopo che quasi tutta la sua famiglia è stata sterminata davanti ai suoi occhi. Mesi dopo è riuscita a fuggire, trasformando la sua atroce esperienza in lotta per i diritti umani e contro i crimini di guerra, da ambasciatrice ONU. 

Nelle motivazioni si legge "vittima di crimini di guerra, ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime." 

Guarda il video-testmonianza. 

Leggi il suo discorso. 

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