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Amore criminale, un appello per chiudere la trasmissione

Un appello per chiudere la trasmissione Amore criminale, in onda in prima serata su Rai3 (leggi l’articolo).

A inviarlo alla Presidente Rai Maggioni è Francesca Puglisi Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta su femminicidio e violenza di genere.

Un segnale importante nel riconoscimento che la violenza maschile sulle donne passa anche dall’uso del linguaggio che i media fanno per raccontarla. Un’opportunità mancata rispetto alle motivazioni esplicitate dalla Puglisi per la chiusura: pericolo di emulazione, aumento della paura nelle donne che subiscono violenza e quindi scoraggiamento nello svelarla. 

Manca in questa presa di posizione una lettura della violenza di genere che vede già nel titolo della trasmissione un ossimoro: ‘amore criminale’ suggerisce un movente passionale della violenza, che si configura il più delle volte come una giustificazione. Che da un lato abbassa la soglia dell’allarme sociale, dall’altro contribuisce ad alimentare un immaginario tossico sull’amore.

E poi la spettacolarizzazione delle violenze subite, l’attenzione morbosa alla ricostruzione dettagliata degli episodi violenti, il passare al setaccio le vite delle donne violate o uccise non solo contribuisce alla loro ‘vittimizzazione secondaria’ nell’idea che al centro della questione ci siano soprattutto loro (e non chi la violenza la agisce) ma non aiuta a ricostruire quella cultura (comune a tutti/e), quella normalità ‘sociale’ da cui escono i comportamenti violenti dentro le relazioni. Con il rischio che ancora una volta il significo pubblico e politico della violenza maschile sulle donne, quell’abuso di potere di cui è la massima e brutale espressione passi sotto silenzio. 

 

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