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"Codice Rosso", una misura legislativa contraddittoria

Approvato il 28 novembre scorso dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge «Codice Rosso» a firma della Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno, e del ministro della Giustizia Bonafede. Un provvedimento che modifica il Codice di procedura penale in cinque punti, basandosi sul riconoscimento dell'urgenza nella trattazione dei reati di violenza subiti dalle donne e prevedendo quindi 'iter' accellerati per forze di polizia e procure.

In linea di principio un atto opportuno, se non fosse per l'orientamento di un Governo che, in materia di diritti e libertà delle donne, si sta muovendo in tutt'altra direzione. 

Leggi l'articolo sul Manifesto di Shendi Veli e il comunicato stampa di D.i.Re.  

Segnaliamo anche l'analisi di Guido Viale sul Manifesto sul contesto politico e sociale che ancora oggi resta dominato da rapporti di potere a svantaggio delle donne, ma forse qualcosa si sta 'agitando'...

 

 

Arrivederci Bia

E' morta il 15 ottobre – a pochi giorni dal suo 69esimo compleanno – Bianca Maria Sarasini, solo ‘Bia’ per gli amici e, soprattutto, per i suoi lettori e lettrici. Nota soprattutto per l’impegno femminista, Bia è stata, nel 1970, tra i fondatori del Manifesto, dal 2009 al 2011 presidentessa della Società italiana delle Letterate, nonché direttrice del settimanale online Letterate Magazine. Ultima direttrice di Noi Donne, dal 1990 al 1994, e poi 10 anni al servizio di Radiotre. L’impegno alla causa femminista era chiaro anche fuori dalle pagine dei giornali, nelle imprese con la Casa Internazionale delle donne e l’organizzazione del Centro Culturale Virginia Woolf. 

Segnaliamo il ricordo commosso di Norma Rangeri sul Manifesto (clicca qui). 

Nadia Murad: il volto femminile del premio Nobel per la pace 2018

Quest'anno il premio Nobel per la Pace ha riconosciuto la forza, il coraggio e l'impegno politico di una giovanissima donna, Nadia Murad, la 'fenice guerriera'. Attivista irachena (Premio Sakharov nel 2016), venticinquenne di etnia yazida, nel 2014 è stata resa schiava sessuale dallo Stato islamico, dopo che quasi tutta la sua famiglia è stata sterminata davanti ai suoi occhi. Mesi dopo è riuscita a fuggire, trasformando la sua atroce esperienza in lotta per i diritti umani e contro i crimini di guerra, da ambasciatrice ONU. 

Nelle motivazioni si legge "vittima di crimini di guerra, ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime." 

Guarda il video-testmonianza. 

Ddl Pillon su affido condiviso: la battaglia della Rete nazionale Dire per ritirarlo

La Rete nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re, di cui anche Nondasola fa parte, è impegnata, insieme ad altre associazioni nazionali, a contrastare l'arrivo in Parlamento del Ddl Pillon, un disegno di legge sull'affido congiunto che, se approvato, renderebbe ancora più difficile per una donna con figli/e mettere fine alla situazione di violenza che sta vivendo per mano del partner. 

Una petizione sulla piattaforma Chenge.org, la richiesta di un'audizione in Commissione Giustizia al Senato e una mobilitazione di piazza convocata a Roma per il 25 novembre. Queste le prime mosse tempestive messe in campo da D.i.Re, per salvaguardare ancora una volta i diritti delle donne che subiscono violenza.

Leggi la petizione. 

Leggi anche un commento al Ddl dell'avvocata Giovanna Fava, socia di Nondasola, pubblicato su Forum Donne Giuriste. 

 

Quando le narrazioni mediatiche diventano 'tossiche' sui casi di violenza sessuale

Segnaliamo un articolo di Eretica apparso alcuni giorni fa sul Fatto Quotidiano che ci ricorda quanto i media possano (o no) fare la differenza nel racconto di casi di stupro a danno delle donne. La scelta delle immagini, l'uso di alcune parole e non altre, dare visibilità ad alcuni dettagli e oscurarne altri può innescare processi di vittimizzazione secondaria per le donne e neutralizzare la matrice della violenza maschile di genere. 

Leggi l'articolo

Luglio 2018 - Nessuna aggravante se la vittima di stupro è ubriaca. A dirlo è la Cassazione.

16 Luglio 2018 - Nel caso di uno stupro, se la vittima è ubriaca per avere assunto volontariamente alcol, alla pena non può essere aggiunta l'aggravante del ricorso a sostanze alcoliche o stupefacenti. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha disposto un nuovo processo su un caso di violenza sessuale di gruppo, nel quale la Corte d'Appello di Torino, nel condannare due cinquantenni, aveva applicato anche l'aggravante di "aver commesso il fatto con l'uso di sostanze alcoliche".

Segnaliamo in proposito due interessanti articoli, rispettivamente di Monica Lanfranco, apparso su Noidonne.org (per leggerlo clicca qui) e di Michela Marzano su Repubblica (per leggerlo clicca qui). 

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