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E' così che l'abnorme, l'osceno, l'imprevisto, facendosi esterno, "straniero"
alla situazione da cui ha origine, viene opportuno e benefico a sollevare da
ogni responsabilità collettiva, da interrogativi diversi da quelli
processuali. Bruno Vespa, il gran cerimoniere di tutte le stagioni, di tutti i
fatti e misfatti, ricostruisce a Porta a Porta la scena del delitto con
puntigliosa dovizia di particolari, chiama i suoi esperti a far concorrenza a
giudici e avvocati, appronta uno spettacolo e una audience assicurata per un
discreto numero di sere. Perché arrivi agli spettatori un sia pur passeggero
brivido per il perverso cinismo che passa in questo "normale" intrattenimento,
occorre aspettare Luciana Littizzetto o qualche altra lucida scheggia di
ironia. E ben vengano i comici, se, oltre a farci ridere, riescono a
scoperchiare per un momento i sepolcri imbiancati del conformismo,
dell'arroganza, della manipolazione irresponsabile di verità evidenti.
Evidente è che gli uomini violentano e uccidono le donne: non sono i malati di
mente, i marginali, i pezzenti, i teppisti, i criminali noti, ma giovani
"normali", rispettosi e avviati a buona carriera. Evidente è che il luogo
primo di questo femminicidio è la casa, la famiglia, il luogo che sta in cima
ai "valori" della retorica di destra, ma anche delle politiche sociali di una
parte della sinistra, senza che nessuno si chieda se la violenza non nasca
proprio da lì, da quei lacci famigliari che, istituzionalizzando l'infanzia,
perpetuano al medesimo tempo lo sfruttamento del lavoro femminile gratuito, la
lontananza delle donne dalla sfera pubblica, la subordinazione al potere
maschile dato come "naturale", l'ideologia che le vuole eternamente madri. "La
violenza contro le donne -ha scritto Marco Deriu- "parla sempre più di una
mancata elaborazione e di un affanno maschile di fronte a una libertà
femminile, piuttosto che di un potere maschile e di una sottomissione
femminile". Se è sicuramente vero che la crescita di autonomia delle donne è
sentita come una minaccia, per chi ha creduto finora di poter disporre del loro
corpo e della loro dedizione incondizionata, chi, se non gli uomini stessi -a
partire da quelli che rivestono posti di potere, di visibilità, di
autorevolezza e di ascolto pubblico-, può cominciare a smascherare la falsa
naturalezza di un dominio che si è fatto forte finora della separazione tra
famiglia e società, della divisione sessuale del lavoro, del silenzio storico
delle donne, o della loro difficoltà a farsi ascoltare, e che ancora oggi,
astutamente, vorrebbe far passare la violenza di genere come un problema di
"sicurezza"? Se il re ormai è nudo, i suoi imbanditori la fanno ancora da
protagonisti sulla scena pubblica, e non c'è da meravigliarsi se la gente non
riesce più a distinguere i paladini degli oppressi dagli oppressori. C'è
almeno un caso in cui la confusione è totale, ed è la violenza sessista.
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