news SE IL FEMMINICIDA NON E’PACHISTANO… comunicato inviato dall'Associazioneai giornali e alle televisioni locali [ Inserito da il 08/09/2006 ]
Argomento Stiamo assistendo ad un’impressionante escalation di violenza contro le donne: aggressioni, stupri ed omicidi. Non c’è giorno in cui la carta stampata o la televisione non citino episodi agghiaccianti. Commentiamo solo uno degli ultimi: una guardia giurata italiana ha ucciso la moglie, da cui era separato da un anno, perché si rifiutava di tornare con lui. L’omicidio della ragazza pachistana, uccisa dal padre, ha occupato la cronaca per lunghi giorni, suscitando giustamente interventi e riflessioni. Il fenomeno della violenza contro le donne e la sua estensione deve preoccupare ed allarmare; necessita, infatti, di provvedimenti che proteggano le donne, puniscano il violento, e di iniziative culturali che modifichino le radici del femminicidio. Esso non è imputabile, nella stragrande maggioranza dei casi, a raptus di follia, o a motivi passionali, come si è tentato e si tenta di spacciarlo. Le radici stanno invece nella volontà di possesso e di dominio del corpo femminile che maschi violenti, italiani e stranieri, del tutto “normali” vogliono esercitare. Noi dell’Associazione Nondasola che gestiamo il Centro Antiviolenza comunale “Casa delle Donne” diciamo da tempo che il fenomeno della violenza contro le donne è allarmante. 1400 donne accolte, (70% italiane e 30% straniere) è un dato da brivido se si pensa che noi siamo solo la punta visibile di un iceberg. E si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di violenze esercitate in casa dal marito o dal partner. Constatiamo però, con amarezza, che gli omicidi italiani non sembrano suscitare uguale indignazione, interesse, dibattito. Non crediamo che ciò sia dovuto soltanto ad una questione di razzismo. Pensiamo che provenga soprattutto dalla rimozione, dal bisogno di confinare nell’altro, nel “diverso da sé”, nel patologico (alcolista, drogato, pazzo) o nello straniero, l’autore della violenza e del crimine. Lo sgozzamento della ragazza pachistana, col suo carattere “tribale”, ha ulteriormente contribuito a questa presa di distanza. Ma l’essere sgozzata o freddata da un più asettico colpo di pistola non fa differenza: una donna che voleva disporre liberamente di sé e sottrarsi alle regole del dominio maschile è stata punita con la privazione della vita. Altre, possiamo esserne certe, ne seguiranno. Così non va. Indigniamoci, riflettiamo ed agiamo contro il violento anche quando non è pachistano. Se non vogliamo essere complici e se davvero vogliamo tentare di arginare la strage della donne.
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