La nostra storia

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La nostra storia


Parlare della storia dell’Associazione significa ripercorrere un cammino che risale a molti anni fa. Sono infatti trascorsi quattordici anni da quando un gruppo di donne, diverse per età, storie e formazioni personali, si è posta l’obiettivo di contrastare la violenza contro le proprie simili. Ci indignava (e ci indigna) il grande silenzio che, soprattutto in quegli anni,  ha accompagnato la violenza contro le donne; un silenzio che lascia spesso sole le vittime e impuniti i violenti.

Nel 1995 abbiamo quindi costituito l’Associazione Nondasola (onlus dal 1998) proponendoci, prima di tutto, di offrire un sostegno concreto alle donne che decidono di uscire da situazioni di violenza e di maltrattamenti, spesso intollerabili.

L’art. 2 dello Statuto, relativo agli scopi sociali, prevede infatti che l’Associazione promuova, sostenga e collabori alla gestione di strutture ove le donne vittime di violenza o in situazioni di difficoltà possano, con i loro figlie/i, trovare un primo aiuto, anche di carattere abitativo e di sostegno psicologico, offrendo consulenze tecnico specialistiche e assistendole nei momenti di confronto con le istituzioni e con la giustizia

Per questo abbiamo deciso di gestire, tramite una convenzione, la Casa delle Donne aperta nel 1997 dal Comune di Reggio Emilia. L’idea che anche a Reggio fosse necessario istituire un centro antiviolenza fu una scelta lungimirante sostenuta da alcune donne impegnate nell’Amministrazione comunale, che seppero vincere le resistenze e le perplessità dei molti che pensavano si trattasse - nella nostra città civile ed avanzata - di un fenomeno marginale ed irrilevante. 

La scommessa delle donne che costituirono l’Associazione era alta: uscire dalla violenza è possibile? La risposta che ci davamo era che sì, è possibile ma “non da sola”.

Uscire dalla violenza è possibile attraverso il dirsi, il confrontarsi, il relazionarsi con altre donne, uscendo dal muro di silenzio e di vergogna. 

E’ possibile se, accanto all’aiuto concreto alle donne in difficoltà, si facilita il riconoscimento sociale della violenza contro le donne e della responsabilità maschile rispetto a questa. Da subito ci siamo dette che l’Associazione avrebbe dovuto lavorare per cambiare la cultura che legittima e giustifica la violenza, costruendo una nuova dimensione del rapporto trai sessi, valorizzando la forza, l’autonomia, la soggettività femminile. 

Durante i primi anni di vita, l’Associazione ha concentrato tutte le proprie energie - e ne sono servite veramente tante - sull’apertura e la gestione del Centro Antiviolenza. Abbiamo inizialmente frequentato un impegnativo corso di formazione, tenuto dalla Casa delle Donne di Milano, già da tempo impegnata nel contrasto alla violenza. Attraverso sperimentazioni successive siamo arrivate a definire una nostra metodologia di lavoro ed una struttura organizzativa di base, che ci hanno permesso di iniziare ad operare. Ancora oggi, ripensando ai primi anni, ci sembra un miracolo essere riuscite a costituire, nonostante le differenze tra di noi e la oggettiva difficoltà del compito, un gruppo abbastanza coeso e competente da essere rapidamente in grado di gestire il Centro, attrarre e formare nuove volontarie, iniziare a creare reti sul territorio, iniziare a gestire dal 1999 appartamenti esterni

Dal 1999 l’Associazione ha iniziato, coerentemente con gli obiettivi dello Statuto, ad investire energie e risorse in ambiti strettamente connessi al tema della violenza sulle donne, ma non strettamente coincidenti col Centro.

Nel 1999 abbiamo avviato nelle scuole, soprattutto medie superiori, esperienze di formazione rivolte ai/alle docenti e alle/ai ragazzi; si è formato uno specifico gruppo di lavoro, il “gruppo scuola”, che ha elaborato metodologie e percorsi volti ad educare ragazzi e ragazze ad instaurare relazioni non violente. Le richieste di intervento sono  andata via via crescendo e si sono allargate dalla scuola agli spazi di aggregazione e socializzazione giovanili.

L’impegno dell’Associazione si è ben presto esteso anche a percorsi formativi per operatori ed operatrici del servizio pubblico e privato, all’attività di Ricerca in vari distretti della Provincia, e ad azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul territorio. 

Sin dall’inizio l’Associazione ha inoltre espresso un particolare interesse per i temi della interculturalità e, quindi, per la costruzione di azioni utili a favorire lo scambio fra donne di diversa provenienza. Si è così costituito anche un gruppo di lavoro native-migranti, Lunenomadi, che nel 2007 ha creato uno specifico spazio di incontro e di sostegno per le donne migranti dove, attraverso colloqui, possano essere aiutate a realizzare il proprio progetto migratorio. 

Lunenomadi gestisce anche un appartamento,messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale, che consente di ospitare tre donne con tre bambini. 

Dal 2006 poi, è attivo uno sportello per il reinserimento lavorativo delle donne. Lo sportello, a competenza di accoglienza e orientamento, è nato dalla volontà di sostenere con azioni specifiche le donne che hanno subito violenza nella costruzione del loro percorso lavorativo. 

 

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