La proposta di legge sull' "affido condiviso" non difende i bambini e incatena le donne....

L'Associazione NONDASOLA che gestisce la Casa delle Donne di Reggio Emilia, insieme ai Centri Antiviolenza e alle Case delle Donne di Bologna, Firenze, Imola, Merano, Milano, Modena, Monza, Parma, Roma, Trieste e Ravenna, unitamente alle loro avvocate di riferimento, in merito alle attuali proposte aventi ad oggetto nuove norme in materia di separazione dei coniugi e affidamento dei figli, ritiene:

LA LEGGE IN DISCUSSIONE AL COMITATO RISTRETTO ALLA CAMERA CHE PREVEDE COME REGOLA L'AFFIDO CONDIVISO E' UNA GROSSA TRAPPOLA, UN EQUIVOCO.
NEGANDO I CONFLITTI NON SI TUTELANO I MINORI.

Questa legge ignora la realtà.
Nel nostro ordinamento esiste già la possibilità di giungere in sede di separazione e divorzio all'affidamento congiunto dei figli.
L'affidamento congiunto, oggi disciplinato, con il quale i genitori assumono uguali poteri e responsabilità nello sviluppo fisico e morale dei figli e nel rapporto educativo, condividendo tutte le decisioni che li riguardano, rimanendo attivamente partecipi della loro vita, nell'orientamento giurisprudenziale nonché nelle elaborazioni psicologiche, come pure nella moderna neuropsichiatria infantile, presuppone:
a) un'età evoluta dei figli;
b) l'accordo dei genitori nel chiedere l'affido congiunto;
c) bassa o nulla conflittualità tra i genitori;
d) stili omogenei di vita;
e) abitazioni vicine o almeno nella stessa città;
f) attitudine al rispetto degli accordi;
g) idoneità educativa di entrambi i genitori.

L'esperienza dei Paesi europei che hanno cercato di introdurre nella propria legislazione familiare la regola dell'affidamento "condiviso", ha nell'applicazione pratica, dovuto riconoscere che solo un consenso informato e motivato da parte di entrambi i genitori rende possibile una siffatta forma di affido (vedasi in tal senso la Francia, Lussenburgo, Austria e Germania, ove vi è stata addirittura una sentenza della massima corte federale - Bundesgerichtshof del 29.9.99 - che ha sancito che in caso di disaccordo tra i genitori non possa essere imposto l'affido condiviso).

Molteplici ricerche internazionali (dei paesi sopra citati, oltre che degli Stati Uniti d'America) ci dicono che, soprattutto con riferimento al precipuo interesse dei minori, tale scelta non ha nella realtà concreta conseguito i risultati attesi dalla stessa normativa, ma ha comportato nei fatti un innalzamento della conflittualità (con ricorso di nuovo all'autorità giudiziaria) nonché disagio dei figli.

Le proposte di legge italiane oggi in campo prevedono una scelta di affidamento imposta ai genitori con una logica del tutto mistificante.
Un istituto come questo che può apparire "magicamente" risolutivo di un rapporto conflittuale, come pure "eticamente" superiore a qualsiasi altra soluzione, non solo rischia di alimentare un surplus di conflitto e frustrazioni, come ci dicono le esperienze straniere, ma rappresenta una soluzione del tutto lontana dalle premesse da cui parte.
Inoltre, i testi oggetto di discussione sono pervasi da notevoli ingerenze dei poteri istituzionali in ambito familiare con, per molti aspetti, lesione oggettiva delle libertà fondamentali dei singoli.
Anche il richiamo all'intervento della mediazione su ordine del giudice è in netto contrasto con il principio della volontarietà delle parti, imprescindibile per l'efficacia di detto strumento.

L'affidamento condiviso non è soprattutto applicabile in tutti i casi di maltrattamento che la nostra esperienza ultradecennale ha evidenziato essere incredibilmente numerosi.

Questa legge, inoltre, nasconde l'obiettivo di eliminare l'assegno di mantenimento, in una realtà, come quella italiana, ove già particolarmente alta è la percentuale di padri che impunemente non ottemperano al loro obbligo di mantenimento.


Reggio Emilia, 8 MARZO 2002

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