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Tiziana, "Un tesoro prezioso......" |
Care amiche oggi il mio pensiero è per voi.
Mi ritengo fortunata per avere trovato un tesoro così prezioso, un tesoro che pensavo quasi impossibile trovare, perchè vi confesso che fino ad oggi ero molto scettica riguardo alla "vera amicizia". Amicizie nella mia vita ne ho avute diverse, ma nei periodi spensierati e facili da vivere, amicizie che poi sono state messe alla prova nei momenti difficili e che giusto in quei momenti si sono allontanate.
Altri amici invece li ho avuti vicini giusto in "quei momenti", ma anche questi si sono rivelati superficiali.
Ora che mi va di sorridere non capiscono, forse per loro dovrei essere sempre sul piede di guerra contro quell'uomo che,sì, mi ha fatto quasi morire, ma che adesso non mi dà fastidio più di tanto ed io sinceramente, visto che oggi riesco, nel mio piccolo, ad essere felice, non vedo perchè non posso concedermi una bella pausa.
Quando dico:" Sto da Dio", questi amici si meravigliano, perchè "no", non posso accontentarmi, devo pretendere di più. Ma loro non sanno quanto è stato faticoso arrivare fin qui. Loro non sanno che quando si è passati attraverso vissuti così dolorosi, basta aprire un piccolo spiraglio per farci sembrare felici.
Ed ora torno a voi, mie care amiche, a voi che come me avete sofferto attraverso esperienze dolorose, a voi che oggi siete qui con me... a voi che mi capite: capite il mio sorriso, capite le mie lacrime, capite la mia voglia di vivere, capite la mia paura di sbagliare, a voi care amiche, quattro specchi preziosi nei quali mi rifletto e sempre mi ritrovo.
Vi voglio bene.
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Carlotta,
"........ a Pasqua" |
Sono a casa della mamma e dalla finestra ti vedo mentre aspetti i bambini che sono andati con lo zio a fare un giro. Sei solo, non ti vedo arrabbiato, ma solo triste. In quel momento provo una gran pena per te e l'istinto è quello di scendere per farti compagnia.
Avevo provato la stessa pena il giorno prima quando arrivasti a casa mia la sera... eri senza cena e io ti invitai a restare con noi.
Devo dire che ultimamente ti ho visto parecchie volte solo, pensieroso... Probabilmente il tempo sta placando l' ira e quindi ti stai rendendo conto di non avere più una famiglia che tanto desideravi quando ti ho conosciuto... quella famiglia l'hai distrutta ed è questo che ti rode dentro e probabilmente ti crea un gran senso di colpa.
SENSI DI COLPA...
quanta colpa mi hai tirato addosso ed io ho sopportato, ho subito i tuoi insulti, la tua violenza... ho sofferto molto, mi sono lasciata spingere dalle tue mani giù in fondo... ma il dolore più forte è stato quando ho capito che era finita ed era il momento di risalire... c'è voluta una grande forza, ma poi sono arrivati i soccorsi e piano piano ho riconquistato la mia dignità, la mia vita, la mia libertà.
Ora sono qui e mi arrabbio con me stessa, perchè dovrei odiarti per quello che mi hai fatto e invece mi rendo conto che non desidero vederti soffrire... anzi vorrei che anche tu ti sistemassi con tutti i tuoi problemi.
No, non ho nessun rimpianto sulle scelte che ho fatto, ciò che provo per te è l'affetto che si prova per la persona che ha vissuto con te per tanti anni.
Sei stato un pezzo importante del "mosaico" della mia vita. Sei il padre dei miei figli e questo non si potrà mai cancellare.
E QUI FINISCE LA MIA LETTERA E MI CHIEDO:
può essere che T. sia un pò masochista e quindi debba per forza sentirsi in colpa per qualcosa?
Mi rendo conto che la mia corsa non è ancora finita... non vedo ancora il traguardo.
Nel frattempo, lasciando alle spalle il passato, cerco di vivere il presente giorno per giorno, dando un senso ad ogni cosa e cercando di essere felice e di dimenticare.
Ogni tanto però, è anche bello rallentare la corsa per farsi raggiungere e farsi accompagnare... anche solo per un pò... potrebbe essere una buona spinta per arrivare prima al traguardo.
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Angela,
"Io ci sono...." |
Scrivo alle donne, quelle che ora amo, tutte, ed anche a quelle che mi sono lontane perchè lontane da se stesse.
Fino al giorno in cui sono entrata alla Casa non avevo mai avuto fiducia nelle donne; quando ero più giovane le donne erano amiche perchè così doveva essere, ma i miei discorsi e ragionamenti più sentiti li facevo con i ragazzi.
Avevo molti più amici veri tra i ragazzi, loro non mi facevano paura e non mi annoiavano.
Le ragazze forse le sentivo in fondo come rivali, erano più seducenti, pensavano solo a collezionare ragazzi, si annoiavano in continuazione, mentre io ero l'amica di tutti e attiravo persone insicure e fragili oppure uomini adulti.
Ho sempre voluto dimostrare che ero una persona forte e sicura e non ho mai ammesso che in realtà il mio animo fragile e in cerca di affetto l'ho soffocato già da bambina perchè ero la più grande dei miei fratelli, perchè la mamma aveva altro a cui pensare, perchè "devi dare il buon esempio":"non farmi arrabbiare anche tu, non farmi stare male c'è già tuo fratello che mi fa diventare matta".
Ho cominciato a negare la mia fragilità e ad evitare di avvicinarmi a lei,mia madre, ad abbracciarla.
Non mi ricordo un solo abbraccio di mia madre.
Ora credo che fosse così perchè anche a lei, orfana di padre, le è mancato l'affetto di una madre, purtroppo assente perchè la vita era troppo dura.
Ho sempre covato dentro una piccola ostilità verso di lei: non è stata la madre che avrei voluto, di cui avevo bisogno, ma avendo un profondo senso del dovere, cerco di volerle bene pechè lei è ancora molto fragile, io no e questo mi suona quasi come una rivincita nei suoi confronti. Potrei sembrare cattiva, forse lo sono, ma è quello che sento e non mi vergogno per niente, ne ho il diritto.
Io ora mi sento e mi ascolto, so chi sono e a quella bambina che dentro reclama ancora il suo affetto mancato, ci penso io...
Mi sento orgogliosa perchè dico a me stessa che ce l'ho fatta, la consapevolezza che cercavo è arrivata e mi ha riempito la pancia ed è bellissimo.
E' vero, in fondo mi sento sola e questo mi faceva paura all'inizio.
Poi ho capito che mi sento sola perchè mi sento unica.
Non c'è nessuno come me, allora vuol dire che finalmente ho un'identità. Sono io, sono me stessa, nessuno è uguale a me, non sono la copia di mia madre.
Io sono A., ci sono e ho diritto a tutto questo perchè mi sono finalmente fidata delle donne.
Io che non mi fidavo neanche di mia madre.
Credo che, come dice qualcuno, che amiamo e conosciamo bene tutte noi, il solo fatto di ammettere di aver bisogno di aiuto può farci sentire "autorizzate" a pensare finalmente a noi stesse senza sensi di colpa.
Io ora penso prima di tutto a me stessa e mi rendo conto che posso sembrare egoista, ma chi se ne frega!
L'importante è la mia coscienza e il sapere con certezza di essere sempre nel giusto, anche quando mi danno contro tutti e non mi capiscono.
Non ho più paura, mi sento forte e ogni tanto faccio la mamma a quella bimba che è ancora dentro di me, mi piace molto, mi fa sentire come un cerchio, come se fossi dentro ad un cerchio, dentro ad una bolla. Mi fa sentire completa.
Voglio ancora imparare molte cose dalla vita, perchè nella mia bolla c'è spazio, tanto spazio, è una bolla elastica!
Con questo non voglio insegnare niente a nessuno perchè credo che ognuna di noi abbia già dentro una grandissima maestra.
Voglio solo ricordare di ascoltarla perchè è la più sincera, è quella di cui abbiamo più paura e che nello stesso tempo possiamo costringere a tacere se vogliamo.
Lei non ce la farà a tacere per troppo tempo e troverà il modo di farsi sentire e in quel momento avremo bisogno dell'aiuto consapevole di un'altra donna, di una di quelle che hanno imparato a loro volta ad ascoltare la propria maestra interiore.
Della serie "come cercare di passare attraverso una porticina piccola e stretta per poi affacciarsi su un mondo meraviglioso e soprattutto reale". |
Teresa,
"Mi manchi" |
E' strano scriverti perchè questa lettera non potrai mai riceverla, perchè io non te la spedirò mai.
Oggi sono felice perchè finalmente ho perdonato tutto il male che indirettamente e direttamente mi hai fatto.
Voglio solo dirti che sono cresciuta anche senza la tua presenza, ma non sono arrabbiata con te, anche se mi manca tanto una madre per poterle raccontare, anche la più stupida cosa, coma la mia giornata lavorativa; mi manca tanto quello che tu non mi hai potuto dare, e il tuo calore, quel calore che le tue mani sono convinta possano dare solo sfiorando il mio viso, mi mancano anche i rimproveri che come madre non mi hai mai fatto. Mi manca la dolcezza che come nonna sapresti trasmettere ai miei figli. Mi manchi tanto, ma non so chi sei, non conosco niente di te, l'unica cosa certa è un tuo nome e cognome per il resto sei l'incognita, eppure sei mia madre, sono stata dentro di te, mi hai messo al mondo e poi la rabbia di voi adulti mi ha fatto soffrire, che male posso avere fatto io, visto che avevo solo due anni e mezzo. Oggi da adulta ti chiedo scusa, ma non posso abbracciarti in questo momento perchè non ti conosco però ti voglio bene. |
Una profuga
"Mai più guerra" |
Vengo dalla Bosnia e mi chiamo profuga. Sono fuggita con mio marito dal turbine di guerra il 17/11/1992 dal comune di Bihac e ancora oggi vivo in Germania. In quei giorni bruciava tutto, i carri armati e le granate distruggevano tutto quello che poteva essere distrutto.. Quegli scoppi di granata sono ancora nelle mie orecchie e nei miei incubi notturni. Anche se in quel panico della fuga molti sono riusciti a scappare, noi siamo stati traditi dal rado bosco primaverile e siamo stati presi prigioneri. Ci hanno rimandato nelle nostre case rapinate, ci hanno maltrattati, legati con le manette e interrogati ogni giorno. Eravamo anche affamati e la paura si è insinauta in ogni parte del nostro corpo. Questo è durato alcuni giorni. Dopo sono cominciati i miei tormenti. balbettavo e articolavo con difficoltà le parole.
Anche oggi, malgrado tutti i miei tentativi, non sono riuscita a riacquistare il mio modo di parlare, sicuro e sciolto.
Ora che la guerra è finita, la Bosnia in macerie, con 200.000 tombe, voglio dirvi come mi sento. Non riesco a riconoscere me stessa, la persona di adesso e la persona di cinque anni fa. Ero una donna felice, occupata, con denaro e beni che bastavano per il resto della vita. Ora a un anno dalla guerra, la mia cittadina Vakuf appartiene alla Federazione, non c'è ancora corrente elettrica, nè acqua. E io, nel mio appartamento di Bonn ho sempre l'impressione di aver poche serrature e sento spesso la necessità di chiudermi a chiave in ogni stanza. Faccio brutti sogni, con immagini di guerra, cadaveri insanguinati e gemiti. Per me tutto questo è un peso tremendo da cui non mi posso liberare. Sarebbe stato meglio per me essere ora una tomba in Bosnia, piuttosto che in quetsa situazione: una profuga scampata. Da nessuna parte benvenuta e continuamente scacciata più lontano, più lontano...fino alla morte.
O Dio, mi chiedo quando me la manderai. Quella volta forse smetterò di essere profuga.
E mando un messaggio a tutti i genitori del mondo: "Dì a tuo figlio, fin da piccolo: NON ANDARE MAI IN GUERRA!" |
Morena,
"A me stessa" |
Ho deciso di scrivere queste poche righe a me stessa, cercando di scavare dentro di me per imparare a conoscere le mie paure, le mie ansie, la confusione che ormai da molto mi assilla.
Uscire da questa confusione non è semplice, ma il punto di partenza è "l'AUTOSTIMA", solo migliorando l'opinione che ho di me stessa posso migliorare la mia vita e rendere più semplice ogni decisione.
Fino ad ora ho avuto un giudizio negativo di me stessa
creandomi sofferenza, disagio, insicurezza e per evitare di aggravare queste sensazioni ho preferito chiudermi per paura di essere giudicata dagli altri.
Per troppo tempo ho cercato l'appoggio esterno, il bisogno di essere stimata dagli altri, di essere amata senza capire che per trovare il benessere devo comunciare ad occuparmi di me.
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